Quello che ho imparato quest’anno

Quest’anno ho lavorato in tre realtà scolastiche molto diverse. Nelle prossime settimane penso che mi capiterà di tornare a raccogliere idee sugli aspetti che più mi hanno colpito durante gli ultimi mesi.

In una delle scuole in cui sono piombato verso dicembre, ho avuto un contratto per 8 ore come insegnante di Potenziamento di Italiano, questa fantomatica novità introdotta dalla recente riforma.

Oggi è stato il penultimo giorno di “lezioni”. Le virgolette descrivono bene il senso del mio fondamentale apporto allo sviluppo della comunità educativa di tale scuola: praticamente nullo, un deserto di incomunicabilità, frammenti di lezioni, discontinuità. Spreco di risorse e di potenziale.

C’è stato, però, un lato positivo: un’esperienza di osservazione diretta del lavoro didattico svolto da tante colleghe/i, più continuativo di quello provato lo scorso anno durante il Tfa.  Tante ore di studio dei rapporti docenti-alunni, dei metodi più autoritari utilizzati per portare avanti lezioni caratterizzate da un sentimento quasi sempre costante: la noia.

Ecco, ho imparato quello che non voglio mai diventare: un insegnante poco attento, che non riesce a coinvolgere colleghi e alunni, che procede per inerzia fino alla fine dell’anno, trascinando stancamente un programma da svolgere senza entusiasmo, senza il desiderio di liberare pensieri e parole di ragazzi e ragazze inchiodati ai banchi, costretti a sorbirsi discorsi a senso unico e caterve di compiti, voti, giudizi taglienti.

Ho imparato anche ad improvvisare, ad avere sempre un’attività in tasca, pronta all’uso in caso di sostituzioni dell’ultimo minuto. Ho capito che, nonostante ciò, il buon esito di una lezione sta nella sua progettazione, nel tempo lungo che richiede la predisposizione di materiali, tempi, obiettivi. E il tutto passa attraverso la sperimentazione, la pratica diretta, che permette di avere riscontri immediati.

Mi sarebbe piaciuto poter lavorare con colleghi/e un po’ più attenti e coinvolgenti perché quella di quest’anno sarebbe potuta essere una bella esperienza di crescita professionale in una realtà scolastica di periferia. Non lo è stato, peccato.

Mi porto dietro qualche delusione, ma soprattutto un modello negativo di insegnante e di scuola che voglio cambiare e combattere con tutte le mie forze. Lavorando, in primis, proprio su me stesso.

 

 

Inizio dalla fine


Inauguro questo blog alla fine di un anno scolastico. Inizio dalla fine. Ci sono voluti un po’ di mesi per pensare alla forma da dare a questo spazio virtuale. E ancora non ho le idee ben chiare. So solo che spesso sono i dettagli a frenarmi: vado alla ricerca di una perfezione che poi non raggiungo. Mi sono fissato per settimane alla ricerca di un nome, di un titolo sotto cui raccogliere i post che pubblicherò. Alla fine ho optato per lascuoladiluigi. Un nome semplice, personale.

Vorrei che questo blog diventasse uno spazio di riflessione e documentazione di quello che mi capita di sperimentare nella mia pratica didattica quotidiana. Avevo cominciato a fare qualcosa di simile su carta, un po’ perché affezionato alla pagina bianca e all’inchiostro che scorre, un po’ per diffidenza verso le tecnologie. Invece ora mi convince l’idea di convertirmi al digitale, forse per un bisogno di catalogazione e chiarezza che i vecchi quadernetti non riuscivano più a darmi.

Inizio dalla fine. Dalla fine di un anno scolastico particolare, nel bel mezzo di un concorso a cattedre, ma forse in un momento in cui posso trovare più spazio e tempo per provare a scrivere.

Mi propongo di costruire pezzo dopo pezzo questo contenitore di idee, risorse e pensieri, cercando di renderlo qualcosa di efficace, piacevole e utile. Questo è il primo pezzo, l’inizio di un diario di scuola che, spero, possa accompagnarmi nella mia crescita professionale e umana.