Una rivista di riferimento

Tra i riferimenti importanti per la mia formazione pedagogica rientra senz’altro una rivista: si tratta di Educazione Democratica. Una rivista semestrale che leggo con attenzione da qualche tempo e che si occupa di pedagogia politica, nel senso più profondo e vero del termine. Nei dieci numeri usciti finora (consultabili e scaricabili gratuitamente qui) sono stati molti gli autori e i fenomeni politici e sociali affrontati: Danilo Dolci, Paulo Freire, John Dewey, Aldo Capitini, l’educazione popolare, la medicalizzazione della scuola, l’educazione degli adulti.

Il bel manifesto redatto dalla comunità scientifica che gestisce questo progetto stimola tanti pensieri e mi trova pienamente d’accordo su molti punti, a partire dal legame inscindibile tra educazione e democrazia.

L’educazione democratica parte dalla relazione tra docente ed alunno per ripensarla a fondo come relazione simmetrica. Essa supera il concetto di autorità con quello di cooperazione nella ricerca della verità e nella crescita comune. Il docente non è un modello, il termine fisso del processo evolutivo degli studenti, ma una persona impegnata insieme ai suoi studenti in un percorso comune di crescita. […] Perché nessuno, per quanto grande siano la sua cultura e la sua spiritualità, può considerarsi nulla più che un umile esploratore della complessa realtà che l’uomo e le sue possibilità rappresentano. Nell’educazione democratica scompare la classe intesa come gruppo di persone che, senza comunicare e collaborare tra di loro, ascoltano la lezione. La struttura adeguata all’ideale dell’educazione democratica è il gruppo di ricerca, un insieme di persone che costruiscono conoscenza valorizzandosi reciprocamente, comunicando in modo profondo, impiegando in modo creativo le proprie competenze, sotto la guida di un docente che non trasmette conoscenze, ma coordina ed orienta il lavoro comune

Parlare di pedagogia politica sembra trascinarci sul terreno scivoloso dell’ideologia ma, in realtà, pone solo altri interrogativi, fortemente legati alla pratica educativa: 

Quale tipo di educazione è coerente fino in fondo con l’ideale democratico? Poiché la democrazia è quel sistema politico nel quale è possibile una piena realizzazione dell’umano, questo problema si risolve in quello più generale, proprio della pedagogia: quale è il miglior modo di educare? Metodologicamente, questa ricerca terrà conto del legame indissolubile tra mezzi e fini. Se il fine dell’educazione è una società di uomini liberi ed uguali, il mezzo non potrà essere che un’educazione che rispetti nel modo più rigoroso la libertà e l’uguaglianza; se il fine è una società nella quale tutti abbiano potere, l’educazione migliore non potrà essere che quella che abitua gradualmente, concretamente all’esercizio del potere.

Una delle spinte a iniziare questo blog è giunta proprio dagli articoli che ho letto su Educazione Democratica, dal bisogno di definire un mio orizzonte di riferimento pedagogico, di taglio – necessariamente – politico.

Entrando in classe mi pongo inevitabilmente il problema di considerare quale sia il modo migliore per realizzare un’educazione realmente democratica, non violenta e rigorosamente rispettosa di libertà e uguaglianza.

Tra qualche settimana la rivista uscirà con un nuovo nome e un nuovo editore: Educazione Aperta. Rivista di pedagogia critica, pubblicata dall’editore Quintadicopertina. A presto!

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