Educare nell’era della post-verità

openphotonet_maj_4647

Oggi ricominciano le scuole in Emilia-Romagna. A sorpresa ho una cattedra in una scuola in cui avevo già insegnato un paio di anni fa. Fino all’avente diritto, chissà se fino alla fine dell’anno. Non so nemmeno che classi avrò.

Però un paio di eventi recenti mi hanno fanno riflettere in questo tormentato avvio di anno scolastico.

Primo: la lettura di un articolo di Katharine Viner, giornalista britannica e direttrice del Guardian, pubblicato su Internazionale 1168 con il titolo “La fine della verità” (qui la versione originale in inglese). Un lungo pezzo sui cambiamenti epocali a cui la tecnologia e i social media hanno sottoposto i mezzi di comunicazione oggi e sulla battaglia tra verità e menzogna, tra individui informati e masse di sprovveduti:

L’elemento comune di tutte queste battaglie – e quello che ne rende urgente la fine – è l’indebolimento dell’importanza sociale della verità. Non significa che non ci sia più la verità, ma che non siamo più in grado di metterci d’accordo su quale sia. E quando non c’è consenso sulla verità né un modo per raggiungere questo consenso, subentra il caos.

L’articolo è davvero forte, merita una lettura integrale e si chiude invocando un recupero dei valori tradizionali del giornalismo, “che sono quelli di raccontare i fatti, verificarli, raccogliere le dichiarazioni dei testimoni oculari, cercare di scoprire quello che è successo veramente”.

Secondo: un seminario regionale a cui ho partecipato ieri, conclusione di un bel progetto sull’Educazione alla Cittadinanza Mondiale dal titolo “Un solo mondo, un solo futuro”. Con docenti, rappresentanti di università e ong si è parlato del bisogno di un’Educazione alla Pace e al riconoscimento dei Diritti e delle Diversità.

Questi due stimoli – apparentemente scollegati – mi fanno pensare a quanto sia difficile lavorare nelle classi per la costruzione di comunità educative vive e pensanti, democratiche e libere. Trovo sempre più difficile trattare argomenti di cui è urgente parlare, su cui la nostra sensibilità e la stessa società civile ci spronano a riflettere, che proprio i nostri alunni e le nostre alunne ci chiedono di analizzare, di semplificare, di spiegare – basti pensare all’Isis, al terrorismo mondiale, alla crisi dei migranti, allo svuotamento di senso della politica tradizionale – trovo difficile affrontare tutto questo quando il concetto stesso di verità sembra perdere di senso, di valore. Come si fa? Ma anche, come si può pensare che tutto questo non debba entrare nelle aule, nelle scuole?

Le parole di Philippe Meirieu sono da riscoprire, da ripensare:

In una società democratica, l’educazione è sostanzialmente educazione alla democrazia: essa forma cittadini capaci di comprendere il mondo, definire insieme il bene comune e lavorare a una maggiore solidarietà tra uomini e popoli.

L’incontro con i miei futuri alunni e alunne, il nostro metterci al lavoro insieme sarà il modo più efficace per capire come affrontare tutta la complessità che il mondo di oggi ci impone.

Annunci

One thought on “Educare nell’era della post-verità

  1. A proposito dell’insegnare in un caos magmatico e cercare di tirare fuori qualcosa di democratico e di vero, voglio condividere questa mia esperienza notturna

    La lezione più bella- martedì notte 7 luglio 2009

    Mi sono svegliata verso l’una e mezzo con la sensazione di aver fatto la lezione più bella della mia vita. Sono stata una maestra , ora sono in pensione da anni: Sono stata maestra per caso e per vocazione, per caso perché essendo nata nel lontano 1940 in una famiglia povera, al tempo della seconda guerra mondiale, il massimo che fare per raggiungere un piccolo salto sociale,essendo femmina ,era quello della maestra che a quei tempi era una posizione di rispetto specialmente nelle campagne, ma anche nelle città, Così con tanti sforzi e dolori che non è il caso di raccontare ora, ottenni il diploma magistrale e dopo aver fatto dei concorsi ebbi finalmente il mio posto nella società. Non sapevo a che cosa andavo incontro, infarcita di nozioni psicopedagogiche vaghe e soprattutto incongrue fra loro. Ma lo feci e lo feci per tanti anni, prima in piccoli borghi di campagna e poi nella mia città.

    Fui una maestra forse innovativa perché i tempi erano quelli di una fiducia rinnovata nella possibilità di redenzione degli strati sociali che mai avevano usufruito della cultura ufficiale, ma non sono stata una brava maestra.

    E questa notte mi sono svegliata dopo aver fatto secondo me la lezione più bella della mia vita.

    E’ stato difficile, perché, come accade nei sogni segnati da dolorosi ricordi e premonizioni, molti ostacoli si frapponevano allo svolgimento della regolare lezione. Ostacoli logistici perché l’aula era ingombra di cose inutili portate da gente estranea, le lavagne erano piene di scritte polverose ed era difficile cancellarle perché si riempivano subito di altre scritte incomprensibili e inutili. L’aula era affollata da persone che non avrebbero dovuto a rigor di logica essere lì: insegnanti di altre classi e di altri tempi, direttori che osservavano con atteggiamento tra il critico e il benigno, bidelli che si muovevano a caso dando più noia che altro, senza obbedire alle mie richieste di aiuto. Si doveva scendere delle scale difficili per andare a prendere qualcosa di essenziale e si ritornava su senza niente.

    Tutto sembrava complicarsi sempre di più affinché la lezione non si svolgesse.

    Io mi agitavo, dicevo alla gente di non interferire, ai bambini di stare buoni a sedere e di ascoltare e loro erano anche propensi, ma c’era sempre qualcosa che rompeva la loro attenzione.

    Ero sfinita e disperata, stavo quasi per piangere, ma alla fine riuscii ad impormi davanti a quel pubblico eterogeneo di adulti e bambini, raccattati di qua e di là da tempi e luoghi diversi.

    E mi uscirono queste parole:

    “ Bambini miei, vedete questa aula, questo piccolo spazio è un mondo, qui ci sono tutte le cose che sono nel mondo più grande. Ci sono cose che si possono vedere, tanti oggetti, e cose che non sono visibili alla nostra vista. Guardatevi intorno: sono cose e persone, cose che si possono dire e cose che non si possono dire perché non si sanno o non si vedono: i mondi dei minerali degli animali degli uomini delle idee, anche dei vegetali. C’è anche un albero che si può vedere dalla finestra. È un albero grande che sporge i suoi rami verso di noi, non so nemmeno io come si chiama questo albero,

    A quel punto feci una corsa giù per le scale impossibili, per andare a informarmi che albero era quello. Giù nel cortile qualcuno mi fece un nome. Allora risalii di corsa nell’aula dove miracolosamente si era mantenuto il silenzio e annunciai che quell’albero era un tasso. E’ una pianta antica e anche mortale, chissà perchè quell’albero è stato piantato qui vicino alla scuola, ma lo potremo scoprire.

    L’attenzione del pubblico era sempre all’apice, allora mi ricordai che lo scopo della lezione era quello di far scrivere ai bambini il loro primo pensierino, una cosa semplice e grande.

    Notai tra i banchi un bambino che conoscevo bene e di cui ancora mi porto il rimorso, che era stato per tutto il tempo con le braccia appoggiate al banco con un atteggiamento triste e riflessivo.Vieni tu R, dissi, che sei stato il più buono di tutti. Lui si alzò prontamente e venne alla lavagna. Gli chiesi: Fra tutte queste cose e persone e animali e vegetali,di cosa vorresti parlare?

    E lui rispose prontamente: “Del potere” Fui sorpresa, ma non lo detti a vedere e continuai: “ Che cosa vorresti dire del potere?” E lui sempre prontamente: “ Il potere è grande” Anche allora rimasi sorpresa… come continuare la lezione? Ma ormai ero lanciata, mi venivano a raffica idee le più varie e strampalate, pensai certo il potere è grande, anche quando si considera piccolo, il potere dei genitori, degli insegnanti, della direttrice di tutta quella gente che lì si imponeva con una presenza quasi minacciosa.

    Ma ripresi la mia aria professionale e dissi: Scrivi allora questo pensiero, ci sono quattro parole:

    il, piccola ma essenziale, potere, parola misteriosa che è la più importante del pensiero, è, con l’accento, anche dovremo molto studiare per capirla e poi grande. Perché il potere è grande, avresti potuto dire anche piccolo, o bello, o cattivo o tante altre parole, e allora avremmo parlato di quello. Ma tu hai detto grande. Il bambino stava lì davanti a me e davanti a tutti con aria tranquilla, quello era il suo primo pensiero.

    A quel punto mi sono svegliata e ho pianto.

    Ho ricordato tutto e non potevo permettere che tutto finisse così: era stata la mia lezione più bella, lezione data e ricevuta, chiara come mai avevo svolto in tutta la mia vita di insegnante, avrei voluto tornare indietro e ricominciare tutto da capo, ho capito di avere dato solo nozioni confuse in tutta la mia vita.

    Allora mi sono ricordata che prima di iniziare la lezione, una donna seduta in un banco di fondo, non so che posizione avesse, se di insegnante di un’altra classe o genitore, mi aveva chiesto all’improvviso:” Potrà essere messo il crocifisso appeso ad una parete dell’aula? Io ero rimasta interdetta, perché in tutti i miei anni di-scuola c’era sempre stato un grande crocifisso in bella evidenza sopra la cattedra. Mi girai a guardare ma le pareti erano solo bianche di calce. Allora fui contenta e dissi: Certo che si può mettere, non prima, dopo, davanti ai ragazzi e così potremo spiegar loro il significato di questa figura e non sarà un dogma incomprensibile imposto dall’alto. Che bella idea aveva avuto quella signora!

    Appena sveglia fui presa da disperazione e euforia, i ricordi mi assalivano come una marea montante, ma io volevo solo mettere a fuoco il significato dell’episodio che avevo sognato,così mi alzai, feci il caffè, fumai una sigaretta, cosa proibitami rigorosamente, e scrissi.

    So che ancora devo decifrare quella frase: Il potere è grande. E lo devo fare riandando a ripercorrere tutto il groviglio delle esperienze nascoste a me stessa. Chissà se ci riuscirò! So che sarebbe molto doloroso, ma che cosa ci può essere di più doloroso del momento presente?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...