Come ho letto un altro libro nederlandese per caso

Ops, I did it again! Sono di nuovo cascato nella trama di un libro di un’autrice nederlandese per ragazzi. Giuro che non lo faccio apposta, non sono così in fissa con l’Olanda da leggermi tutto quello che viene tradotto in italiano. Eppure dopo Hotel Grande A (ne ho parlato qui) e a partire dalla serie di Polleke ideata da Guus Kuijer mi sembra di aver incrociato molto spesso scrittori e scrittrici per l’infanzia nederlandesi.

In questo caso si tratta di un libro curioso, costruito da Annet Huizing con una cura che contraddice il titolo e che rivela una penna vivace e appassionata, giustamente premiata per questo suo primo romanzo con una serie di premi internazionali.

Katinka ha tredici anni, un fratello più piccolo di lei, una zia antipatica e una vicina di casa scrittrice. Sua mamma è morta quando lei ne aveva solo tre e questo per lei è un bel problema:

Mia zia Addie dice che sarebbe meglio che non usassi la parola “morta”. Suona così cruda, dice. E la gente si spaventa.

“Magari è meglio dire deceduta.”

Ma la trovo una parola così strana, “deceduta”. Anche Lidwien la pensa così, e lei lo sa bene perché è una scrittrice. Continuerò a dire “morta”. Per cruda che sia.

“E la morte è cruda”, dice Lidwien.

Un giorno decide di farsi coraggio, attraversa il cortile e rivela a Lidwien, la vicina scrittrice, il suo desiderio di diventare una scrittrice. In cambio le promette di occuparsi del giardino, di cui Lidwien è molto orgogliosa. E così nasce un’amicizia fatta di bozze e riscritture, di trucchi del mestiere spiegati e messi in pratica, tra un tè profumato di menta e limone e qualche ramo potato.

Katinka si appassiona, spesso pensa di non essere capace di mettere in riga due parole, scrive, riscrive e intanto si affeziona alla nuova amica di papà, Dirkje, e scopre qualcosa di importante su sua madre.

Uno degli aspetti più interessanti di questo libro è l’alternarsi della narrazione in prima persona delle vicende di Katinka e i momenti in cui la ragazza riflette sui suoi esperimenti di scrittura, fino a rendersi conto di aver scritto un libro per caso. Nel testo i due piani narrativi si abbracciano sebbene siano ben individuabili grazie ai caratteri diversi con cui prendono forma tra le pagine.

Un libro consigliato agli aspiranti scrittori e scrittrici, che troveranno tra le pagine alcune tecniche di scrittura spiegate senza troppi giri di parole e, soprattutto, una storia che si gusta dall’inizio alla fine, proprio come una delle tazze di tè di Lidwien, dolce e pungente insieme.

Annet Huizing, Come ho scritto un libro per caso (trad. di Anna Patrucco Becchi), La Nuova Frontiera Junior 2018, 155 pagine.

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2 risposte a "Come ho letto un altro libro nederlandese per caso"

  1. Sembra bellissimo. Anche io adoro Guus Kuijer. Quest’anno sarà ospite a Cagliari nel corso del Festival Tuttestorie, spero di incontrarlo dal vivo. L’autrice di cui parli non la conosco ancora, ma mi procuro certamente il titolo consigliato. ciao

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