Perché un diario di scuola

Ecco qui quello che scrissi su carta a novembre 2015, un commento a una lunga citazione del maestro Mario Lodi.

Riporto una pagina del maestro Mario Lodi, tratta da C’è speranza se questo accade al Vho, fulminante per la sua franchezza e profondità:

I ottobre 1958

Riprendo questo diario dopo un anno. I motivi del “vuoto” sono presto detti. Avuta una quarta classe che aveva cambiato ogni anno l’insegnante ed era stata rovinata da un falso attivismo, speravo sempre da un giorno all’altro di poter notare che la impostazione di rapporti nuovi fra maestro e scolari e fra gli stessi alunni aveva compiuto il miracolo di trasformarli in una comunità laboriosa e viva. Pur con i risultati buoni di anni precedenti con classi definite “preoccupanti”, per non dir peggio, non avevo sottovalutato le difficoltà e avevo lavorato con tenacia ed entusiasmo, certo della validità delle tecniche già sperimentate con successo da tanti amici del Movimento, e credevo in un successo che a volte era tardato per mesi e mesi ma non era mai mancato. Invece non ci fu.

Un anno intero durò l’attesa, nella preoccupazione di non creare turbamenti psicologici a una scolaresca che si mostrava refrattaria alle più elementari norme della vita associata. Principali difetti: un pettegolezo così radicato da dissolvere sul nascere ogni occasione d’approfondimento e di interesse e che non ero stato capace di estirpare; il culto e il timore del maestro che giudica senza lasciare possibilità di appello. Di qui tendenza al servilismo, alla viltà, all’insincerità e all’omertà. In questa situazione sentivo il rimorso di aver dato libertà a chi non sapeva usarla, non si fidava a usarla o non sapeva che farne; tuttavia, non mettevo in discussione tutta l’impostazione. Era una situazione complessa, fluida, talvolta anche dolorosa, che non mi sentivo capace di fissare in note frammentarie; richiedeva una analisi che non sapevo compiere, perché nella classe era un continuo alternarsi di momenti di spontaneità a momenti di grigio conformismo, di false conquiste che crollavano, a un lavorio interiore, che buttava là un germoglio che subito appassiva.

Ecco, per questo principalmente ho taciuto. Ho capito di aver sbagliato ed è per questo che, pensando a situazioni analoghe di maestri sensibili, seri e impegnati, i quali non scrivono perché, abituati a leggere sul nostro bollettino relazioni positive, temono di essere incapaci, voglio racconatre del mio lavoro quotidiano fra le difficoltà che ho detto, del lavoro di un maestro che crede nella validità della nostra impostazione, appunto perché vede nell’incapacità di questi ragazzi a essere felici nella completezza della libertà la condanna del vecchio sistema, autoritario e paternalistico. Che la comunità si formi o resti una speranza, le mie note documenteranno l’alternarsi di delusioni e di successi, che segnano il cammino di ogni classe, col proposito di non lasciar cadere nessuna occasione affinché, alla fine, nessuna ombra resti sulla mia coscienza.

Mario Lodi, C’è speranza se questo accade al Vho, pagg. 136-7.

Ecco, queste parole sono state la spinta principale a iniziare a tenere sistematicamente un diario di scuola. Le potrei intendere come un manifesto programmatico per la loro sincerità e partecipazione al lavoro educativo.

Mi colpisce il passaggio riferito ai maestri sensibili che temono di essere incapaci: mi ci sono ritrovato pienamente, ha sollevato tutte le mie insicurezze e le ha mescolate alla mia passione e sensibilità per questo mestiere: se uno degli esempi più forti che ho davanti agli occhi riconosceva errori , delusioni e successi, sono sicuro di poter trovare pure io una strada per riflettere serenamente sulle mie azioni, sul mio essere insegnante.


Inizio dalla fine


Inauguro questo blog alla fine di un anno scolastico. Inizio dalla fine. Ci sono voluti un po’ di mesi per pensare alla forma da dare a questo spazio virtuale. E ancora non ho le idee ben chiare. So solo che spesso sono i dettagli a frenarmi: vado alla ricerca di una perfezione che poi non raggiungo. Mi sono fissato per settimane alla ricerca di un nome, di un titolo sotto cui raccogliere i post che pubblicherò. Alla fine ho optato per lascuoladiluigi. Un nome semplice, personale.

Vorrei che questo blog diventasse uno spazio di riflessione e documentazione di quello che mi capita di sperimentare nella mia pratica didattica quotidiana. Avevo cominciato a fare qualcosa di simile su carta, un po’ perché affezionato alla pagina bianca e all’inchiostro che scorre, un po’ per diffidenza verso le tecnologie. Invece ora mi convince l’idea di convertirmi al digitale, forse per un bisogno di catalogazione e chiarezza che i vecchi quadernetti non riuscivano più a darmi.

Inizio dalla fine. Dalla fine di un anno scolastico particolare, nel bel mezzo di un concorso a cattedre, ma forse in un momento in cui posso trovare più spazio e tempo per provare a scrivere.

Mi propongo di costruire pezzo dopo pezzo questo contenitore di idee, risorse e pensieri, cercando di renderlo qualcosa di efficace, piacevole e utile. Questo è il primo pezzo, l’inizio di un diario di scuola che, spero, possa accompagnarmi nella mia crescita professionale e umana.