Sulle orme di Peppino

Di ritorno da tre giorni in Sicilia, tra Palermo, Capaci, Cinisi e Terrasini. Le immagini del corteo in memoria di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978, ancora impresse negli occhi. Tante scuole erano presenti a ricordare la figura e le idee di Peppino e dei suoi compagni, a dar voce e corpo alla propria opposizione alla mafia e alla violenza che la accompagna.

A quarant’anni di distanza è ancora molto importante conoscere la storia di Peppino Impastato e di Radio Aut, le sue parole contro la mafia – qualcosa che nel 1978 sembrava non esistere, non se ne parlava, era un tabù – il coraggio di un ragazzo che ha pagato caro la sua ironia e la forza delle sue idee.

Su YouTube si trova un servizio sulla giornata del 9 maggio e, tra le altre cose, c’è pure una breve intervista che mi hanno fatto:

Su Radio Tre si possono ascoltare tre puntate della trasmissione Tre Soldi (“Un’onda Pazza“) che raccontano, con la voce di amici e compagni, la figura di Peppino e i tanti motivi per cui le sue parole sono come acqua fresca:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre.

È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

Peppino Impastato

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Il museo in classe: la vita quotidiana del Medioevo in mostra

L’idea è quella di trasformare la classe in una sala di museo: la mostra ha come titolo “La vita quotidiana del Medioevo“.

Ogni gruppo riceve un argomento da approfondire, un aspetto della vita di tutti i giorni nell’Europa dell’Alto Medioevo, e deve preparare tre oggetti – una cartellone con infografica, un lapbook (qui spiega cos’è) e un oggetto materiale – che poi verranno presentati alla classe.

Una volta decisi i ruoli all’interno del gruppo, si avvia la fase di ricerca: bisogna consultare manuali storici o siti web per scovare le informazioni utili, selezionarle e rielaborarle.

La fase di realizzazione prevede di lavorare sui prodotti che saranno esposti in classe:

  • per le infografiche (qui trovate qualche esempio) occorre selezionare i dati più importanti e illustrarli in modo semplice ed efficace: l’obiettivo è presentare l’argomento di studio;
  • per il lapbook (qui un bel blog spiega come fare e offre tanti esempi) occorre realizzare un libretto tridimensionale: l’obiettivo è approfondire un aspetto del proprio argomento;
  • per l’oggetto materiale occorre realizzare un modellino e scegliere i materiali da utilizzare, anche di riciclo. L’oggetto deve essere accompagnato da una scheda esplicativa che spieghi di cosa si tratta, le caratteristiche e le dimensioni originali: l’obiettivo è mostrare qualcosa al visitatore.

L’ultima fase è la presentazione del proprio argomento ai visitatori.

Prof, cosa vuol dire antifascista?

Domande, dubbi che emergono in modo forte in questi giorni.

Parlare di fascismo e antifascismo a scuola potrebbe essere un argomento come un altro. Un insegnante di Lettere ne tratta tanti abitualmente, i libri di Antologia per la scuola Secondaria di Primo grado hanno sezioni dedicate ai grandi temi: diritti umani, domande sulla vita, momenti storici importanti, testi presentati appunto per riflettere e discutere in classe.

Ma come si fa? Come si fa a parlare di qualcosa di così urgente, di qualcosa che non è semplice riferimento a un’epoca storica ma che dovrebbe essere pensiero e pratica quotidiana, qui e oggi? Quando si introducono temi così grossi si sente addosso l’obbligo di parlarne, ma anche una difficoltà enorme: si ha il timore di risultare retorici, vuoti, inefficaci.

Ho in mente un articolo di Cristian Raimo letto qualche anno fa in cui raccontava come si presentasse ai suoi alunni e alle sue alunne dichiarando il suo essere un professore antifascista e cercando di motivare le sue convinzioni: anche lui cercava di dare risposte a quegli alunni che gli chiedevano ragioni del suo definirsi antifascista.

Quest’anno ho un’ora di Approfondimento in una Terza, una classe che vedo solo un’ora alla settimana e con cui sto sperimentando percorsi diversi legati alla lettura e alla scrittura. Ultimamente stiamo affrontando il grande tema dei diritti umani, abbiamo letto un testo che dovrebbe invitare a riflettere sul razzismo, dove si parlava di aggressioni razziste. Quando abbiamo allargato la discussione al mondo fuori dalla scuola, il discorso è caduto sull’attentato terroristico di Macerata.

In realtà il discorso quasi non c’è stato, le mie domande cadevano nel vuoto e riflettere su una cosa grossa come uno squallido attentato razzista si è rivelato difficile, come se ormai ci fosse un’abitudine a certe notizie, a certi atteggiamenti che tanto non colpiscono più.

E questa abitudine a dover trattare temi importanti a scuola (vedi bullismo, diritti umani, ecc.) se da una parte porta a un giusto sdegno nei testi scritti dagli alunni dall’altra, però, si trasforma in classe in un mutismo che strozza le energie, in una mancanza di volontà nel parlare di queste cose. In una mancanza di interesse.

A cui si aggiunge, però, la classica risatina quando qualcuno fa il nome di noti politici xenofobi, conosciuti per le loro dichiarazioni razziste, per i loro discorsi infarciti di odio, populisti e per questo così insidiosi.

Sarà una questione di età e non ti puoi aspettare che a tredici anni ci si indigni per qualcosa di così infame? C’è una regressione sociale che ormai accetta apertamente che razzismo e fascismo siano tutelati dal sistema democratico, tanto che le parole di Pertini del 1960 ormai suonano vuote? O forse c’è solo bisogno di ritrovare il tempo e le parole per dare il giusto nome alle cose, spiegare che alcune idee vanno sostenute con coraggio e altre combattute con altrettanto coraggio?

Aidan Chambers, autore di Cartoline dalla terra di nessuno, un libro ambientato ai tempi dell’occupazione tedesca dell’Olanda, in un bel passaggio mostra la contrapposizione tra i nazisti e chi lottava per la libertà:

Quella macchia d’infamia sulla nostra storia che cerchiamo di dimenticare, ma invece dovremmo tenere a mente, perché ci ricorda ciò che senza un’attenta vigilanza chiunque di noi potrebbe diventare. Quella gentaglia ci avrebbe traditi per fanatismo ideologico, l’eterna vergogna della razza umana. Ma gli altri, la maggioranza della nostra nazione, che ci piace pensare sia la più onesta al mondo? Quando la gente è disperata si comporta come non farebbe mai in tempi migliori. È facile condannare certe azioni, ma solo se non ci si è mai trovati di persona in circostanze simili.

Ecco, bisognerebbe ritrovare il tempo per dare il giusto nome alle cose e riempire di valore parole che altrimenti rischiano di scivolare via, senza lasciare traccia.

Scrivere la Storia: vite nell’Alto Medioevo

La Storia non è fatta solo di date, fonti, linee del tempo e carte tematiche: è anche un racconto. Proviamo a metterci nei panni degli uomini e delle donne dell’Europa dell’Alto Medioevo e a raccontare la Storia dal loro punto di vista.

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Come si fa? Per prima cosa ripassando la lezione che trovi qui sotto e consultando il libro di testo. Poi, in base alla scelta che farai con il tuo gruppo, cercherai informazioni online.

https://www.tes.com/lessons/r8_7cS7rL7ENQw/eta-carolingia-e-societa-feudale-cap-5-6?feature=embed

Scegli tra queste opzioni, raccogli le informazioni sul tuo blocco note (pre-Scrittura!) e organizza un testo di una decina di righe:

  1. Sei uno stretto collaboratore di Carlo Magno: scrivi un testo di false memorie in cui descrivi l’imperatore dei Franchi, evidenziando le sue caratteristiche fisiche e caratteriali, ricordando qualche avvenimento importante della sua vita, lodando la sua capacità di governo, il suo impegno per il rinnovamento della cultura e gli aspetti positivi del suo regno
  2. Sei un contadino prostrato dalla crisi economica dell’Alto Medioevo. Tuo padre, anche lui un contadino, è terrorizzato dalle incursioni di soldati e briganti e decide di sottomettersi a un dominus (padrone della curtis). Tu non sei d’accordo e cerchi di convincerlo a non portare fino in fondo questa scelta.
  3. Sei un vassallo dell’imperatore: racconta la cerimonia dell’investitura e come funziona il tuo lavoro.
  4. Sei un soldato saraceno (musulmano di Spagna): hai assistito alla morte di Orlando a Roncisvalle e racconti la vittoria contro l’esercito franco.

Buon lavoro di ricerca storica e di scrittura. Non dimenticare di indicare le fonti utilizzate per scrivere il racconto!

Pre-Scrittura – A caccia di idee con le mappe a raggiera

Nel corso di quest’anno abbiamo iniziato a sperimentare con la scrittura: stiamo imparando a conoscere il processo di scrittura, abbiamo provato a lavorare su alcuni testi diversi, abbiamo scritto bozze, le abbiamo revisionate e siamo riusciti a pubblicare qualche testo finito.

In questa lezione ci concentriamo sul primo momento del processo di scrittura, la pre-Scrittura: è in questa fase che raccogliamo le idee e le organizziamo.

Uno degli strumenti che si possono usare per vedere le nostre idee in modo semplice e immediato è una mappa a raggiera, come questa qui:

Mappa a raggiera - Rodari

Come funziona? Al centro inseriamo l’argomento di cui abbiamo deciso di scrivere e intorno costruiamo dei raggi che cercano di rispondere alle domande di base, le famose 5W+1 (what, when, where, who, why+how).

Facile, no?

Qui possiamo provare seguendo gli esempi dati (o, ancora meglio, rileggendo il nostro taccuino e mettendo al centro un’idea che ci è sembrata valida, interessante):

Mappe a raggiera - Esempi_1

Ovviamente il testo è ancora tutto da scrivere però intanto iniziamo a vedere se le nostre idee sono interessanti per noi e se ci fanno venire voglia di scrivere!

Buona pre-Scrittura!

Credits: immagini tratte da E. Razzini, A. Zucchi – La bottega della fantasia – Un libro per fare e per vedere 1, Archimede Edizioni.

Favole (e racconti) non ostili

Abbiamo iniziato a lavorare sulla Favola in 1C e 1D: abbiamo letto Esopo, Fedro, qualcuno anche Leonardo da Vinci o Leo Lionni. Il nostro libro di Antologia offre una buona scelta di favole antiche e moderne.

Qui sotto trovate una mappa che riassume gli aspetti fondamentali della Favola:

(Se non avete già fatto lo schema potete ricopiare questo nella sezione del quadernone “Testo Narrativo”).

Per chi vuole inserisco anche un video riassuntivo:

In classe abbiamo provato a riscrivere una favola a partire da un fumetto, cercando la morale, e i risultati sono stati molto interessanti.

Ora proviamo a lavorare al contrario: partiamo dalla morale (insegnamento) e inventiamo una favola.

Lo spunto ce lo dà il bel Manifesto della Comunicazione Non Ostile: nelle prossime settimane lavorerete alla costruzione di una favola che abbia come morale uno dei 10 punti del Manifesto.

Per chi se la sente c’è la possibilità di partecipare a un concorso di scrittura inviando la propria favola o un racconto ispirato a uno dei princìpi del Manifesto.

Buon lavoro!

Monachesimo medievale

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Car* ragazz* di 1C, ecco il powerpoint sul Monachesimo che abbiamo usato nelle ultime ore di Storia e che ci ha portato a riflettere su anacoreti e cenobiti, a entrare in un monastero benedettino. Ora potete riguardare le diapositive delle prime due lezioni e, se volete, approfondire l’argomento con la terza.

Come per la lezione di Geografia sul Reticolato e le coordinate geografiche, ho usato dei materiali preparati da alcuni insegnanti molto bravi sul loro blog.

Buon approfondimento.